venerdì 22 gennaio 2016

Il fumetto impressionante


La casa dell'impiccato (1872-1873)
Paul Cezanne è stato uno tra i fondatori del movimento impressionista e il "padre" del Cubismo. Ma il suo contributo artistico potrebbe aver ispirato anche il fumetto moderno. Come? Il noto artista, già nel suo periodo impressionista, sapeva mettersi in mostra: il suo amico Monet, ripudiando il disegno preparatorio, prediligeva la pittura "en plain air" volta alla rappresentazione immediata dei soggetti attraverso pennellate, o virgolettate, veloci e vibranti concentrate non sulla resa accademica e oggettiva ma sulla luce che da vero valore ai colori; Cezanne, invece, conferisce al dipinto "La casa dell'impiccato", esposto nella famosa 1° mostra degli Impressionisti il 15 aprile 1874, una struttura costituita da linee oblique e perpendicolari fra loro (la stradina in primo piano sulla destra e lo spiovente del tetto della casa di destra, per esempio) che conferiscono profondità e geometria al quadro (le 2 case in primo piano "creano" un cuneo nel quale si incastona il villaggio in secondo piano), decretando l'allontanamento della rappresentazione di spazi naturali aperti, mobili e indistinti, per quanto utilizzi colori primari puri e accesi a costituire i secondari con virgolettate giustapposte.
Il nostro pittore, dedicandosi al suo personale ideale artistico, amava dire:"L'occhio e il cervello sono i pilastri della pittura, ed entrambi devono aiutarsi tra loro". Basta dare un'occhiata alla serie di 5 quadri, pardon, vignette rappresentanti i "Giocatori di carte": realizzati tra il 1890 e il 1898, pare che abbia fatto posare dei contadini della tenuta Jas de Bouffan e quindi raccolto una marea di bozzetti preparatori dove ha schematizzato i soggetti come dei manichini. Come ben sappiamo anche attualmente ogni fumettista, prima di dar vita e anima alla sua opera d'arte, studia, modella e rimodella il corpo dei suoi personaggi. Andando ad analizzare bene la versione del 1898, possiamo notare che i 2 giocatori son rappresentati come se fossero manichini, isolando geometricamente i puri volumi: la forma semisferica del cappello del giocatore di destra, il cilindro del cappello di quello di sinistra, le superfici cilindriche e tronco-coniche delle maniche e la gran massa squadrata delle giacche; e poi ancora il cilindro della bottiglia di vino, i parallelepipedi che formano il tavolino su cui è gettata una tovaglia dalla rigidità metallica. E' alla geometrizzazione della realtà e alla conseguente semplificazione di essa ciò che Cezanne stà cercando. Perciò dobbiamo dipingere l'essenza utilizzando l'intelletto che, grazie al contributo dell'occhio, guida le mani dell'artista nella rappresentazione della natura secondo il cilindro, la sfera e il cono. Anche il colore è lontano da una resa naturalistica, contribuisce alla resa volumetrica distribuendosi in maniera pezzata.
I giocatori di carte (1898)
In quasi 50 anni di lavoro, senza quasi mai staccarsi dalla sua Aix-en-Provance, Cezanne ha realizzato 959 dipinti, 645 acquarelli, 1200 disegni e un gruppo d'incisioni, dedicandosi a pochi temi. A dimostrazione che il suo rovello artistico ha sempre coerentemente cercato un approfondimento verticale di linguaggio e di significati. Ed è così che i fumettisti moderni danno vita alle loro storie e ai loro personaggi: disegno su disegno, scomponendo e ricomponendo la realtà, andando oltre l'impressione iniziale per arrivare a colpire la mente e il cuore del lettore. Probabilmente non è il più diretto padre del fumetto, ma senza Cezanne il fumetto perderebbe un'importantissima pietra miliare dalla quale attingere ispirazione e sulla quale poggiarsi nei momenti di difficoltà.

Matteo Pisu

Fonti: Itinerario nell'arte 4 (Cricco-Di Teodoro), versione arancione, 3° edizione;
           Paul Cezanne, Giunti editore (dossier d'art).

lunedì 28 settembre 2015

Lasciatevi avvolgere dalla Coperta di Craig Thompson!

                                                                 figura 1



Chiunque legga la graphic novel Blankets di Craig Thompson non può fare a meno di immedesimarsi nella storia, è come una magia che ti cattura!
Rivivi le esperienze del protagonista vedendo te stesso in quelle vignette. C’è da premettere che Blankets è un fumetto autobiografico in cui l’autore fa un excursus che va dalla sua infanzia fino al presente. Craig narra con estrema limpidezza di situazioni e sentimenti universali e il presente permette di narrare i ricordi passati senza rimpianto. I grandi temi centrali sono: l’infanzia segnata dalla rigida educazione religiosa, la religione e il Primo Amore.  È proprio il primo amore a catturarci perché è un’esperienza universale. Nella storia del fumetto è sempre stata raccontata ma mai con questa limpidezza e sincerità. I personaggi classici del fumetto sono statici e anche le eterne fidanzate che stavano al fianco degli eroi non influenzavano mai le loro scelte. È proprio questo il fulcro che cattura, la storia che il fumettista racconta è una storia di una crescita, di una evoluzione. Ognuno di noi si immedesima in Craig Thompson proprio perché la narrazione è diretta e appassionata. Ci sono molti elementi nel suo fumetto che rimandano a Gustav Klimt, uno dei maggiori promotori della secessione viennese.
Prima di tutto la raffigurazione della donna amata.
Craig raffigura Raina(la donna amata) come una creatura angelica il cui corpo è sacro perfetto e inconoscibile. Nel fumetto troviamo addirittura citato il Cantico dei cantici 4:7,9, infatti il fumettista per descrivere i suoi sentimenti ricorre a parole per lui divine: “Tutta BELLA tu sei, amica mia, in te nessuna macchia. Tu mi hai rapito il CUORE, sorella mia, mia sposa, tu mi hai rapito il CUORE con un solo tuo sguardo.”
Per questo gli sfondi sono intarsiati da auree eteree psichedeliche come se l’aria attorno alla sua donna si carichi di una forza divina. Possiamo ad esempio paragonare la fig1 con il dipinto di Klimt Il bacio (fig2). 
                                                                                    Figura 2

In entrambi vediamo un gesto di forte amore: il bacio, che connette due persone e quasi le unisce con dolcezza. Anche in Klimt come in Blankets tutto lo sfondo marron dorato celebra l’amore dei due amanti. Il dorato in Klimt è una tecnica molto usata, venne ripresa dai mosaici di Ravenna. Il dorato ha il potere non solo di dare luce ai suoi dipinti ma anche di dargli sacralità. Abbiamo un’atmosfera sacra per un soggetto profano come il bacio che unisce due corpi. Un altro elemento fondamentale sia nei dipinti di Klimt che in Blankets sono le mani. Nell’Ottocento le mani erano un elemento caricato di un forte erotismo, proprio perché erano l’unica parte del corpo oltre al viso che le donne mostravano nude. In Klimt le mani sono estremamente visibili , per la donna sono un modo per aggrapparsi stretta alle spalle dell’uomo quasi a volersi unire ancora di più. Per l’uomo sono un modo per stringere a sé il viso candido dell’amata. Anche nella figura 1 tratta da Blankets ritroviamo il forte erotismo dovuto ai corpi seminudi dei personaggi, e anche in questa immagine lo sfondo è partecipe dell’amore dei due giovani. È uno sfondo trionfale, troviamo elementi come le cornucopie che suonano a festa per celebrare un amore che al protagonista appare quasi divino. Anche Klimt usa elementi geometrici ma sono carichi di sigificati diversi: i rettangoli monocromi nella veste maschile simboleggiano la Razionalità e la Praticità mentre i simboli circolari colorati nella veste della donna rappresentano l’emotività e la creatività più sensibile della donna. In Craig troviamo solo elementi circolari(Fig1) quasi a rappresentare la fusione di sensibilità e la sparizione della Razionalità e del senso di Colpa nei protagonisti.
Figura 3


Un altro dipinto di Klimt  che voglio mettere a confronto con un disegno preso da Blankets è Danae un olio su tela presente a Vienna nella Galleria Wurthle(fig3). In entrambi c’è un forte elemento comune: L’Erotismo. In Blankets vediamo Raina tramite gli occhi del protagonista. Raina(la donna che il protagonista ama) come Danae è abbandonata nel sonno, le gambe sono flesse verso il ventre e le mani, sempre visibili, sono vicino al viso. In Klimt le cosce sono sproporzionatamente grandi e le labbra come i capelli ramati sottolineano la forte carica erotica. Siamo di fronte ad un elemento che potremo definire sacro e profano, infatti in Klimt troviamo una cascata dorata di elementi concentrici che simboleggiano Zeus(La divinità) che scivola dolcemente dentro Danae portatore di vita. Quindi abbiamo l’elemento erotico ma anche un’aura divina.


Figura 4
 Anche nell’immagine di Raina(fig4) troviamo un’aura di sacralità, infatti per il protagonista la donna amata non è una semplice donna ma è un angelo il cui corpo è sacro, perfetto e inconoscibile. In entrambe le rappresentazioni della donna troviamo non solo la sensualità del corpo femminile ma anche un’aura quasi divina.



Figura 5

Altri elementi forti che temprano tutto il racconto in Blankets sono: l’idea di peccato, la vergogna per il corpo e l’immagine del Divino. Da sempre l’uomo ha provato vergogna o senso di peccato, e i dipinti come le immagini televisive erano un mezzo per esprimere i sentimenti umani in modo diretto e vivido! L’esempio più rappresentativo di tutta la storia dell’arte è la Cacciata dal Paradiso Terrestre di Masaccio(Fig5). 
In questo affresco sono rappresentati Adamo ed Eva nel momento in cui l’angelo di Dio li caccia dall’Eden. Per la prima volta cade addosso ad Adamo ed Eva pesante come una nebbia il senso del Peccato e della Vergogna per il corpo. Masaccio per enfatizzare ciò li rappresenta con le mani che cercano di coprirsi, Eva si nasconde il seno e il pube e Adamo il viso. Ciò esprime forte drammaticità per la consapevolezza del loro peccato. Un elemento che colpisce molto è il gesto categorico dell’angelo che impugna la spada, quasi a rappresentare la forza devastante di Dio quando è irato. Come nell’affresco di Masaccio anche in Blankets durante quasi tutta la narrazione troviamo il senso del peccato e della vergogna per il corpo presente nel protagonista. Infatti dall’infanzia è sempre incombente in lui la figura di un Dio vendicativo e malevolo che punisce se il protagonista pecca. Craig scrive:”…volevo il Paradiso. E crebbi agognando quel Mondo…un mondo ETERNO…che avrebbe cancellato la mia infelicità transitoria”. Quello che colpisce è la trasformazione dell’immagine di Dio durante il corso del romanzo. Infatti durante tutta l’infanzia Gesù appare al protagonista oscurato in viso, malevolo e girato di spalle(fig6).
Figura 6
Ma quando Craig incontra Raina scopre l’amore e inizia a mettere in discussione i dettami che da sempre gli erano stati inculcati dalla rigida educazione religiosa dei genitori. È proprio Raina a far conoscere il Mondo Eterno al protagonista.
figura 7
 Craig scopre il corpo di Raina e lo associa a quello di un angelo, ogni volta che la rimira ringrazia Dio per averla creata così perfetta. Siamo di fronte ad una visione di una donna angelicata che toglie il senso del peccato nel protagonista. Proprio grazie all’amore di Raina il protagonista vede Gesù che gli sorride radioso e per la prima volta il protagonista non sente più il senso del peccato che lo opprime(fig7). È proprio questa la Trasformazione grazie all’Amore, ed è un amore puro, brillante…il Primo Amore. Craig e Raina sono come Adamo ed Eva quando si trovano nel Paradiso Terrestre, per questo sono circondati da un’aura divina come si vede in figura1.

I protagonisti sono simili a come Klimt rappresenta Adamo ed Eva.
Figura8
In questo dipinto del 1917/1918(fig8) conservato alla Galleria Belvedere di Vienna si sente l’atmosfera pacifica quasi senza tempo, che rappresenta l’appagamento dei sensi e l’affinità spirituale dei due amanti. Come in Craig il senso del peccato è sparito. Nel dipinto di Klimt Eva ha la pelle candida bianchissima in contrasto con l’incarnato scuro di Adamo. Ha il capo reclinato e con sguardo limpido si rivolge allo spettatore, si tocca i capelli conscia della sua sensualità. Come Craig Adamo dorme pacifico senza il senso del peccato addosso. Tutta la Natura festeggia l’amore dei due amanti come gli anemoni ai piedi di Eva. Nella coperta spicca brillante il rosso intenso del fiore posto sotto la mano di Eva a rappresentare la verginità perduta. Anche in Klimt come in Craig un elemento importante è la coperta, in Adamo ed Eva è presente una coperta maculata che abbraccia i due amanti che simboleggia la scaltra sensualità della donna. In Craig invece la coperta è il dono di amore fatto da Raina che li avvolge e li unisce in un unico abbraccio. Durante tutta la lettura sembra di vivere le stesse intense passioni e emozioni dei protagonisti, sembra di fare un tuffo dentro la vita del fumettista.  Lo consiglio a chiunque voglia riflettere sull’amore ma anche a chi voglia staccarsi dalla quotidianità e tuffarsi nei propri ricordi. La storia di Blankets vi avvolgerà come una coperta e vi farà scoprire ricordi che avevate seppellito sotto la polvere.
                                                                                                                  Maria Antonietta Patti








      Fonti:
      -Itinerario nell’arte 3^volume, Cricco Di Teodoro
      -Craig Thompson e Blankets, Luca Raffelli
      -Il segno e lo stile, Luca Raffelli
      -Un altro fumetto è possibile, Paolo Interdonato
      -L’officina delle Idee, intervista a Craig Thompson di Paul Karasik

       trama: http://donnafumetto.altervista.org/blankets-bellezza-amore-craig-thompson/





                

giovedì 3 settembre 2015

L'Umanesimo e il fumetto

Masaccio - Cappella Brancacci - Tributo - 1424/1428

Spostandoci nel corso dei secoli arriviamo nella Firenze di inizio 1400, una Firenze in pieno fervore artistico e culturale. In questa pletora di talenti si nascondeva, sicuramente, almeno un fumettista!
Si chiamava Masaccio ed è il primo a distinguersi con tecniche pittoriche che conferivano ai soggetti rappresentati un volume proprio, occupando uno spazio reale e non simbolico, privo di prospettiva come avveniva nella maggior parte delle raffigurazioni medievali.
Ma tra gli affreschi della Cappella Brancacci (Chiesa di Santa Maria del Carmine) Masaccio assieme al suo maestro Masolino da vita a un vero e propria fumetto con tema la vita di San Pietro.
Il fiore all'occhiello di questa storia è sicuramente la scena (o la vignetta) del "Tributo", dove rappresenta un episodio del Vangelo di Matteo che descrive l'ingresso di Cristo e dei suoi Apostoli a Cafarnao ma il gabelliere, chiedendo un tributo per il Tempio di Gerusalemme, li trova alla sprovvista. Gesù, poichè non vuole trasgredire la legge, indica a Pietro di pescare un pesce dove egli trova miracolosamente una moneta d'argento con la quale pagano il tributo.
Masaccio suddivide, sequenzialmente, questa scena in tre atti inglobandoli nella medesima "vignetta": al centro dell'affresco l'attenzione si concentra su Gesù circondato dagli Apostoli che si guardano a vicenda, nei loro sguardi si leggono perplessità e stupore nel mentre che il gabelliere, vestito di rosso e di spalle, chiede il tributo. Possiamo notare la grande abilità di Masaccio che si contraddistingue da molti artisti precedenti e contemporanei a lui (anche dello stesso Masolino) nella rappresentazione dei moti dell'animo e di volti dai tratti somatici differenti l'uno dall'altro: anche questo è un passo avanti, il fruitore è in grado di distinguere i personaggi l'uno dall'altro grazie a questi particolari. In mezzo a questo trambusto spicca il braccio destro di Gesù che indica a Pietro la sinistra dell'affresco per andare a pescare il pesce e al lettore di continuare a leggere la storia poichè l'ordine di lettura è questo prestabilito.
Quindi spostiamo gli occhi verso sinistra e vediamo che il miracolo avviene e Pietro trova la moneta d'argento dentro la bocca del pesce. E si compie anche il miracolo del fumetto, dell'Arte: lo stesso personaggio si sposta nel medesimo spazio per compiere azioni diverse. Questa semplice magia ispirerà anche fumettisti moderni come Gianni De Luca, che ne farà uso massiccio.
Infine il racconto culmina con San Pietro che porge la moneta al gabelliere che adesso si è spostato all'entrata del tempio rappresentato con le fattezze di un edificio Quattrocentesco. Tra l'altro, pillola di curiosità, Masaccio si ispira a Giotto per rappresentare i personaggi circondati da edifici storici.
Ma Masaccio è davvero anacronisatico per il suo tempo ed infatti se andiamo a osservare il paesaggio, che circonda i personaggi, non è perfettamente realistico me riserba particolari davvero interessanti come la neve che campeggia sulle punte delle montagne nello sfondo o i colori delle vesti degli Apostoli che spiccano sul grigiore del resto dell'affresco. Inoltre è il primo a introdurre in pittura (e nel fumetto) la prospettiva scientifica tridimensionale (il  fuoco è la testa di Gesù) ispirandosi sicuramente dagli studi di Brunelleschi che l'aveva inserita negli studi architettonici.
Insomma, ogni piccolo scampolo di Storia dell'Arte può entrare nel mondo del Fumetto.


giovedì 23 ottobre 2014

La Bibbia a fumetti

Nel Duomo di Modena, lungo la facciata, si scandiscono 4 lastre di pietra di Verona scolpite a rilievo dal "fumettista" Wiligelmo. Difatto in questo periodo la scultura assunse una grande importanza, gli edifici romanici sono normalmente dotati di apparati scultorei a rilievo che narrano le Sacre Storie, soprattutto per venir incontro ai numerosi fedeli analfabeti.
Possiamo considerare queste "strips a rilievo" antenate della "Bibbia a fumetti" pubblicata in diverse copie dalle "Edizioni San Paolo".
Infatti osserviamo l'accurata suddivisione in vignette: Dio Creatore è rappresentato simbolicamente dentro una cornice a forma di mandorla che crea Abramo. Nella vignetta successiva nasce da una sua costola Eva. Il breve racconto culmina con l'atto del Peccato Originale. Anche se le scene sono praticamente prive di paesaggio, l'anatomia non è ideale, classica, ma neanche perfettamente realistica, oggettiva, questa magnifica opera entra con diritto nella storia del fumetto.
Wiligelmo in 4 vignette riesce perfettamente a congiungere, unire, rappresentare e rendere efficace la lettura dei primi 3 capitoli della Genesi.
Infatti lui fa un uso massiccio della così detta clousure: nel passaggio da una vignetta e l'altra, in questa piccola frazione di secondo, accade in ogni lettore qualcosa di fantastico: nonostante le immagini siano ferme e statiche chiunque riesce a immaginare movimento, collegando le due azioni, sentendo anche il rumore delle onomatopee, provando anche il dolore o il piacere che provano i personaggi coinvolti!
Difatto Wiligelmo capì che per scolpire tutta la Genesi non sarebbe bastata sicuramente tutta la superficie della facciata. Quindi riesce a sintetizzare tutto in 4 "strips" i fatti più importanti della Genesi, senza rendere complicata l'interpretazione.

lunedì 22 settembre 2014

L'Evo del fumetto

Francia, 1066. Inizia la guerra per la conquista dell'Inghilterra da parte dei normanni guidati da re Guglielmo (si, il famoso Conquistatore) che allora era governata da re Harold.
Una volta finita la guerra (1070 circa) a favore dei normanni, con la salita al trono di Guglielmo il Conquistatore, cosa si poteva fare di meglio se non tessere una storia fumetti?
L' "Arazzo di Bayeux" racconta in poco meno di 70 metri questa vicenda soffermandosi anche su determinati particolari.
La storia inizia con la "vignetta" a destra dove vi possiamo notare la comparsa delle prime didascalie che accompagnano il disegno. Quindi alla storia si aggiunge una narrazione non solo disegnata ma anche scritta, come nella maggior parte dei fumetti moderni! Abbiamo visto in passato come non servino le parole per definirsi fumetto, ma queste aiutano e aiuteranno sicuramente i meccanismi di molteplici storie a baloon. Inoltre l'uso che se ne fa in questo arazzo è esclusivamente quello di descrivere la scena raffiguarata, senza togliere ne aggiungere "dettagli" alla storia.
Quello che avviene in questa scena rappresenta Harold (il favorito della frazione anglosassone per la salita al trono) che presta solenne giuramento davanti a Guglielmo garantendo di riconoscerlo come re legittimo dopo la morte dell'anziano re sassone Edoardo. Però alla morte di quest'ultimo sucedette al trono proprio Harold e di conseguenza Guglielmo il Conquistatore inizia a prepararsi per la guerra.
Quest'ultimo fa costruire numerosissime navi vichinghe per attraversare la Manica e iniziare la conquista dell'Inghilterra.
Come possiamo vedere nella  scena affianco il passaggio tra il taglio della legna alla costruzione delle navi è netto, immediato, come se le navi nascessero dal legno. Anche in questa storia vi è una divisione di scene in base al soggetto e non in vignette, ma questa possibilità di composizioni a pagina intera dovrebbe fare da modello a tantissimi fumettisti moderni poichè originali e permettono alla narrazione di respirare, rendendola meno pesante e, a mio parere, più avvincente.
Quindi le navi sono pronte per salpare e attaccare nella costa inglese. Il viaggio nella manica viene narrato in questa scena a sinistra e le navi si muovono nell'arazzo da una costa all'altra nel giro di pochi metri. Magia del fumetto: riuscire a annullare il rapporto spazio/tempo rendendo la narrazione veloce e scorrevole.
La battaglia. Poichè il tutto è stato concepito per esaltare le doti militari dei normanni e in particolare quelle di re Guglielmo la battaglia rappresentata è una schiacciante vittoria nei confronti dell'esercito sassone e che culminerà con la morte di re Harold. Possiamo notare nella scena a sinistra un elemento molto interessante: Guglielmo non viene rappresentato come guerriero cruento e crudele ma bensì nell'atto di spronare i suoi cavalieri a ultimare l'attacco per  vincere la guerra. Quindi abbiamo un vero e proprio protagonista in questa storia. Un eroe di riferimento e alla quale vanno tutti i meriti per aver finalmente vinto il "cattivo".
Si, le storie a fumetti nel corso dei secoli tendono sempre ad arricchirsi di particolari e novità. Un processo che non è ancora finito.
   


domenica 21 settembre 2014

Il "classico" del fumetto

                                              
L'Imperatore Traiano fece realizzare un foro (il più grande di Roma) con una piazza circondata da grandi portici con al centro un monumento equestre. Su un lato si affacciava la grande Basilica Ulpia ad uso comune, non religioso. Dietro vi erano due biblietoche divise da un cortile. E nel cortile che divideva due biblioteche non poteva mancare una storia a fumetti!
La colonna Traiana. Si, una storia a fumetti disegnata con la tecnica del bassorilievo sul lungo fregio della colonna che ruota a spirale. L'opera fu realizzata da un'equipe di scultori (o fumettisti) guidati dallo sceneggiatore Apollodoro di Damasco. Si può parlare per la prima volta di "fumetto storico" poichè narra di fatti realmente accaduti: è il racconto delle due campagne daciche. Da vicino i rilievi però sono visibili solo nella parte inferiore: la colonna è alta 30 metri (con un plinto -o basamento- di 10 metri) ed è quindi impossibile vedere i rilievi in cima.
Passiamo agli aspetti tecnici dell'opera: poichè si tratta di una storia lunghissima ho deciso di analizzarne i tratti salienti. L'incipit (inizio) della storia è in perfetto stile "in medias res": all'inizio del fregio vi è rappresentato l'esercito romano che sta uscendo dalla città di Roma e cammina su un ponte formato da barche per attraversare il grande fiume Danubio, antropomorfizzato allegoricamente in un grande omone. Ecco io credo che questo passaggio temporale nella stessa scena scene sia esemplare, da alla narrazione slancio e dinamicità. Originale. D'altronde è realmente possibile che abbiano utilizzato delle barche a mo di ponte per superare il fiume. Qualcosa che possiamo notare subito è la maggiore plasticità realistica del corpo umano rispetto al passato, merito degli studi classici greco-latini.  
Nella "vignetta" successiva possiamo notare che non vi sono rappresentate solamente atti bellici.
Per testimoniare la forza del gruppo sono state scolpite scene come quella a fianco: la costruzione dell'accampamento militare. Ecco dal punto di vista stilistico è molto interessante come siano riusciti a rappresentare in un'unica scena la costruzione del campo (atto che richiedeva molto tempo) mettendo in risalto la coesione del gruppo: l'uno che aiuta l'altro etc etc... Ecco questa è una tecnica che viene utilizza tutt'ora nel fumetto, ovvero armonizzare il rapporto spazio/tempo dando alla scena un uguale rigore narrativo.

Il finale. Dopo innumerevoli battaglie in terra rumena alla fine l'esercito romano riesce ad avere la meglio fino a catturare il re dei Daci che, per non cadere nelle mani del nemico, si suicida. Osserviamo com'è strutturata. Vi è per la prima volta, si in tutti i rilievi della colonna ma in questa particolarmente, l'uso di inquadrature per mettere in risalto i personaggi in relazione con il paesaggio. Mentre precedentemente personaggi e paesaggi erano un tutt'uno, quì possiamo notare come attorno al re suicida si crei una nicchia composta dai soldati romani e dall'albero che lo mettono in "preferenziale", ovvero al centro della scena, poichè è il soggetto più importante. Simboleggia la forza di Roma sui suoi avversari, la vittoria della guerra. Ogni singola scena di tutta la colonna non è divisa fisicamente da delle vignette e il passaggio tra una scena e l'altra non è staccato,ma armonioso, leggero come se due scene diverse comunicassero tra loro. Un'ultima considerazione: anche quest'opera non è stata sicuramente pensata come fumetto, ma sicuramente queste opere danno tanto al fumetto moderno perchè senza le esperienze del passato non si potrebbero migliorare quelle future. 

venerdì 19 settembre 2014

Le "strips" egizie



Ecco la scena di un fumetto dipinto e pubblicato oltre trentadue secoli fa nella tomba di "Menna", un antico scriba egiziano.
Per gli egiziani era usuale leggere dal basso verso l'alto a zig zag e questo racconto è suddiviso in tre fasce orizzontali come delle strips.
Leggendo a partire dal basso a sinistra, vediamo tre operai che mietono grano coi loro falcetti per poi portarlo dentro alcuni canestri al luogo della trebbiatura. I fasci sono poi rastrellati fino a diventare uno spesso tappeto di grano, i buoi lo calpestano e fanno uscire i semi dalle pellicole. Poi i contadini separano il grano dalla pula, sotto gli occhi del vecchio Menna e mentre leali scribi registrano il racconto sulle tavolette. Sopra un ufficiale usa un metro per misurare la terra e decidere quanto grano è dovuto per le tasse. Quindi in alto a destra i contadini in ritardo con le tasse vengono percossi.
Possiamo iniziare a vedere un uso, anche se basilare,delle inquadrature e di conseguena la narrazzione diventa più scorrevole e nettamente più elaborata. Non ci sono anche in questo caso delle vere e proprie vignette a suddividere le scene (a parte le tre fasce che suddividono il racconto) ma osserviamo quell'albero che divide gli operai che portano i canestri dai rastrellatori, quello che divide la scena sopra, come se fossero divise l'una dall'altra. Non possono essere considerate vignette,ma è uno spazio che comunque da alle due scene del ritmo. Gli egizi inoltre iniziano a dare un'ambientazione (che non dev'essere per forza realistica) alla scena e, per quanto sia tutto realizzato in un piano bidimensionale, possiamo notare che nella prima fascia, sullo sfondo, due ragazze litigano per dei pezzetti di grano, mentre due operai siedono sotto ad un albero: uno dorme, l'altro suona un flauto! Quindi il racconto si arricchisce anche di particolari nel paesaggio e nei soggetti rappresentati: indumenti, capigliature e movimenti.
Già, quest'ultimi, nonostante sembrino statici e meccanici, senza linee cinetiche ad appoggiarli, vengono comunque percepiti come tali, e questo già nei graffiti paleolitici. Infatti è incredibile come nonostante le immagini siano immobili noi riusciamo a percepire (o meglio immaginare) il movimento, il tempo che scorre. Questa è la "magia" del fumetto, una magia vecchia come il mondo. O come l'uomo.